Mercoledì, 20 Giugno 2018 19:35

Sulla viscosità della società moderna. Integrazione: solo questione di lustri

Pubblicato in Società

Nel 2011 D’Alema espresse, su Le Monde, filtrato dai dati sulla stima demografica europea di quegli anni che il continente avrebbe avuto bisogno di immigrati dato il basso tasso di natalità e una popolazione sempre più esigua. Il numero sempre maggiore di persone sradicate, richiedenti asilo, esuli, profughi in movimento e senza fissa dimora ha reso possibile questo “spostamento” al punto che non sembra di essere nemmeno negli anni 2000.

Con gli anni che intercorrono da quella dichiarazione rilasciata come riporta l’introduzione al saggio del sociologo Zigmunt Bauman, scomparso recentemente, la situazione a ben vedere dai titoli dei quotidiani e dei topic giornalieri di elettori e politici non solo è precipitata, ma il bisogno che L’Europa avrebbe degli immigrati non si deduce solo da un dato demografico, ma anche da tutte le altre situazioni ed interessi convergenti che ruotano intorno all’arrivo degli immigrati in Europa come la nascita delle o.n.g e il riutilizzo degli alloctoni per il rimpolpamento becero della popolazione elettorale per i partiti che supportano lo ius soli e l’integrazione.

Agli albori si contestava il diniego dei nuovi arrivati di uniformarsi agli usi e costumi italiani e il mancato rinnovo del patto sociale europeo e la cessione di sovranità dei nuovi arrivati, inneggiando d’altra parte a gran voce quanto l’arrivo dei nuovi europei tendesse ad arricchire il sostrato sociale e culturale dell’Europa. Ne conviene il sottile limite che c’è tra arricchimento ed ibridazione e quindi perdita dell’identità culturale. Il fenomeno che si innescherebbe di erosione del patrimonio culturale può essere evitato con una coabitazione basata sul rispetto reciproco (da ambo le parti!) dei principi base di quel contratto sociale che ha portato via via all’euro e all’unificazione del mercato. Negli ultimi anni coincidenti con l’arrivo massiccio dei migranti si verifica una lotta quotidiana che oscilla tra diritti umani e becero razzismo e il semplice meccanismo del creare un problema per poi porsi come baluardo per l’eliminazione di quel medesimo problema. Come aggiungere ad un programma elettorale il ribasso delle tasse, essere eletto e poi rialzarle quando il mandato sta per finire, per poter ripromettere di ribassarle al prossimo eventuale mandato. Elucubrare sull’invecchiamento progressivo della popolazione europea per poi permettere gli sbarchi massicci e poi propagandare una regolamentazione (previa ricezione del mandato popolare) intorno agli arrivi dietro compenso e privi di una qualsiasi garanzia di dignità umana. Una storiella che gli italiani ben conoscono e in questi giorni di campagna elettorale sono pochi i politici che hanno fatto del “cacciamoli via” assoluto (nonché demagogico visti gli accordi stipulati e quindi pressoché inattuabile) e acerbo degli scorsi anni il loro slogan elettorale, sostituito da un ben più morbido “rimpatrio assistito del clandestino” nei programmi elettorali, questo perché l’accaparramento dei nuovi elettori fa gola a tutte le fazioni. Basti pensare all’eliminazione del “nord” dal nuovo simbolo della Lega presentato per le prossime elezioni.

Questi meccanismi sono da sempre stati la specialità dei politici nostrani che cercando di tenere testa alle politiche comunitarie sacrificano sempre più strati di sovranità, ponendo al centro delle loro campagne elettorali proprio quei punti che loro stessi hanno accettato offrendo a sacrificio la loro stessa nazione.

Non si può continuare a credere che queste figure abbiano un qualche rilievo in queste tematiche e gli italiani dovrebbero prendere coscienza del fatto che le vere decisioni vengono prese altrove.

Quello che rassicura in merito alle questioni dei diritti umani è che sono sempre di più i migranti che si inseriscono nella nostra società rispettando le leggi italiane, e anche se per ogni aspetto positivo ce ne sono altri che destano preoccupazione, come le violazioni dei diritti umani che ogni giorno si consumano in modo silenzioso verso chi, clandestino, non gode delle tutele dei normali cittadini, i cambiamenti si instaurano nella società che tende via via a fagocitarli, amalgamandosi lustro dopo lustro permettendole di acquisire nuovi caratteri. Ciò che oggi ci sembra anomalo, un giorno sarà considerato del tutto normale, basti guardare alla storia americana per rendersi conto di quanto questa integrazione piena sia solo questione di tempo.

Da notare bene: Considerazioni imprescindibili alla lettura.

Quest’articolo lungi dal promuovere ideologie e candidati si propone solo di fotografare una realtà ben fissata (nonché parte di un piano prestabilito) sotto ai nostri occhi, né tantomeno inneggiare all’astensionismo o all’estremismo.

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