Giovedì, 26 Aprile 2018 13:36

Genitori - figli - insegnanti, uUn triangolo che ora si', va considerato

Pubblicato in Società

La famiglia e la scuola: da sempre istituzioni responsabili della formazione e dell'educazione delle nuove generazioni. Un ruolo intramontabile, che prova però a riadattarsi costantemente ai tempi e alle esigenze che cambiano. E a volte ce la fa, altre un po' meno. Cambiano i metodi educativi, gli strumenti, i rapporti tra le due istituzioni: se i bambini di qualche anno fa tremavano al solo pensiero delle terribili punizioni che i genitori avrebbero inflitto loro in seguito ai rimproveri degli insegnanti, oggi a tremare, spesso, sono proprio gli educatori. Insomma, prima l'insegnante era l'insegnante. E aveva sempre ragione, qualsiasi cosa facesse. Anche quando, diciamocelo, non faceva sempre cose buone: tirate d'orecchie, bacchettate sulle mani, punizioni dietro la lavagna. Spesso giustificate, a volte troppo azzardate. E al genitore poco importavano le lamentele, le giustificazioni del povero figliolo punito. Anche se, a dirla tutta, forse nemmeno oggi molti genitori sembrano prestare davvero attenzione ai propri figli. Stavolta, però, questi hanno ragione a prescindere. E a sentir la ramanzina è la maestra. La rivincita degli alunni? Bè, non proprio. Genitori permissivi, lascivi, incapaci di dire no, come di dire sì, privi di autorevolezza e di polso fermo. Quello con cui dovrebbero fermare un attimo i propri figli, guardarli negli occhi e insegnare loro che ogni gesto ha una conseguenza e che ognuno deve assumersene la responsabilità. Che siano alunni, insegnanti o genitori. Un triangolo instabile e imperfetto che inizia a vacillare sotto il peso del cambiamento, quello che vede, da un lato, genitori assenti e tormentati dai sensi di colpa che provano a rigettarla sull'altra faccia dell'educazione e, dall'altro, insegnanti smarriti, spaventati da generazioni forti, che sanno quello che vogliono ma non come ottenerlo, che non si lasciano piegare più sotto il peso di una bacchettata. Nel mezzo ci sono loro, i bambini prima e i ragazzi poi, che navigano alla deriva nell'incerto mare della crescita e dello sviluppo, fisico ed emotivo. Un mare che li spaventa e che li porta spesso a perdere la rotta. Una paura che li porta a picchiare un compagno, deriderne un altro, giocare a fare i grandi contro chi grande è davvero, contro quei genitori bambini e quegli insegnanti che dovrebbero contenerli nelle loro esplosioni emotive e che invece si trovano ad esserne vittime. Insegnanti in balia di bulli e genitori violenti: il prof di educazione fisica picchiato dai genitori di un alunno ad Avola, la professoressa d'italiano accoltellata in classe nel Casertano e il vicepreside di una scuola media di Foggia preso a calci e pugni dal padre di un alunno, sono solo alcuni dei casi più recenti. Ma cosa ha causato questa mutazione antropologica dei genitori, come dei docenti? Quale cambiamento sociale, psicologico, culturale si è radicato a tal punto da sfornare generazioni di sbruffoni che si nascondono dietro le paure degli insegnanti e le carezze dei genitori? Genitori che non potranno spianare per sempre la strada dei propri figli. Quando la vita, fuori dalla scuola, li metterà davanti ai suoi "no", ai suoi rifiuti, ai suoi dolori, alle sue mazzate. Quando a dover dire no, toccherà a loro. No ad una sigaretta, uno spinello, un furto, un imbroglio, una violenza. No ad un'imposizione, ad un'ingiustizia, a un sopruso. Quando nemmeno la finta spavalderia potrà aiutarli perché, si sa, la vita smaschera tutti, sempre.

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