Martedì, 19 Maggio 2026 11:14
Pasquale Merola

Pasquale Merola

di Stefania Cacciani

psicologa-criminologa-naturopata

Si parla di disturbi psicologici quando una specifica condizione compromette pesantemente le capacità sociali, le capacità lavorative, le capacità affettive, le capacità sessuali, le capacità relazionali di un determinato individuo.

I problemi quotidiani, il nostro modo di vivere frenetico e lo stress cittadino, hanno accentuato questi particolari disturbi rendendoli sempre più frequenti, specie in città caotiche come la capitale.
È appurato che il caos cittadino può portare numerosi disagi.

La Psicologia è una scienza dinamica che si occupa di studiare il comportamento umano in quanto risulta scientifico solo quello che si può osservare ed il comportamento umano è decisamente osservabile.
Effettuata una diagnosi attraverso i test psicologici e i colloqui (con l’aiuto del Manuale Diagnostico DSM 5), il terapeuta si propone di offrire un aiuto concreto nel migliorare gli aspetti più critici della propria vita, come: stress, attacchi di panico, ansia, depressione, disturbi alimentari, disturbi del sonno etc. etc.

Il cambiamento è sempre possibile, se intensamente desiderato.

Rivolgersi ad un psicologo professionalmente serio, che guidi il percorso di guarigione, di recupero del proprio benessere può cambiare il destino di una persona.
Lo psicologo è in grado cogliere le complesse dinamiche con cui inconsapevolmente si ripetono sempre gli stessi schemi di comportamento che condizionano la vita di una persona attraverso la manifestazione di vari disturbi.

Il compito di un bravo terapeuta è quello di fornire gli strumenti concreti che possano aiutare a raggiungere, cognitivamente ed emotivamente un nuovo punto di vista in grado di generare benessere, da prendere come punto di partenza per trarne un cambiamento tangibile.

I sintomi ed alcuni comportamenti sono il riflesso di processi inconsci che vengono usati per difendersi da desideri e sentimenti che la persona ha rimosso.
La nostra modalità di relazionarsi con gli altri, i nostri interessi, le simpatie e le antipatie non sono casuali ma tutto è influenzato da forze inconsce che interagiscono.
Quando il comportamento della persona è fortemente sintomatico, quando il sintomo padroneggia le vita della persona si perde la libertà di scegliere, la libertà di vivere. Il sintomo è un adattamento ai conflitti interiori, alle paure, all’ansia, alla rabbia, all’aggressività, a bisogni e desideri frustrati.

L’inconscio ci  parla attraverso il sintomo.

Le esperienze infantili sono fattori importanti nella formazione della personalità adulta, schemi infantili di organizzazione mentale od emotiva persistono in età adulta, il passato si ripete nel presente.
Ogni persona è unica ed ha una storia personale, davanti ad una stessa esperienza di vita ogni persona reagisce con modalità diverse cercando di far fronte alla sofferenza, fondamentale è conoscersi.

L'American Psychiatry Association (APA) ha di recente pubblicato l'ultima edizione del  Manuale Statistico Diagnostico (DSM 5) dei Disordini Mentali. A differenza della precedente edizione, ossia riguardante il DSM.4, nel DSM 5 i Disturbi sessuali non sono più conglobati in una stessa categoria ma in tre categorie distinte: le Disforie di Genere, le Parafilie, le Disfunzioni Sessuali.

 Per ciò che riguarda questa ultima categoria si è indebolito il rapporto con il ciclo della risposta sessuale che ha determinato nelle precedente edizione del manuale la suddivisione delle disfunzioni in tre aree  disfunzionali distinte rispettivamente del desiderio, dell’eccitazione, dell’orgasmo. Al contrario, la recente letteratura ha dimostrato che la risposta sessuale non è un processo lineare ed uniforme, e la distinzione dei disturbi in funzione delle fasi (ad esempio desiderio ed eccitazione) può essere artificiosa. Per ciò che concerne le disfunzioni del sesso femminile esse sono state unite nel Disturbo unico del desiderio sessuale e dell’eccitazione sessuale femminile.

Stessa cosa per  il vaginismo e la dispareunia che sono stati conglobati nel Disturbo del dolore genito-pelvico e della penetrazione.
È stato aggiunto un nuovo disturbo ossia  l’eiaculazione ritardata, in cui si deve avere un marcato ritardo o assenza di eiaculazione, in quasi tutte le occasioni di attività sessuale con un partner, senza che il soggetto lo desideri. Bisogna essere in questi ambiti molto attenti alla diagnosi differenziale con altra condizione medica (neuropatie periferiche, patologie della prostata, ecc.) o a disturbo simile ma indotto da sostanze.
Nel DSM 5 sono  mantenuti il disturbo erettile, il disturbo dell’orgasmo femminile, il disturbo del desiderio ipoattivo maschile, l’eiaculazione precoce.
Il Disturbo da avversione sessuale è stato abolito dalle categorie principali e relagato in "altre disfunzioni sessuali specifiche".

Il DSM-5 ha tracciato una linea netta tra i comportamenti sessuali atipici, le parafilie, e i Disturbi Parafilici che comportano disagio clinicamente significativo e alterazione del funzionamento. I criteri per i Disturbi Parafilici sono quelli presenti nel DSM 4, con l’aggiunta di indicatori di decorso, per specificare se il disturbo è in remissione o se il paziente vive in un ambiente controllato (come il carcere, dove la pratica sessuale deviante non può essere facilmente praticata).

La Parafilia è condizione necessaria ma non sufficiente per lo sviluppo di un Disturbo Parafilico e di per sé non richiede un intervento terapeutico poiché da sola non costituisce una diagnosi.

Si  diagnostica un Disturbo Parafilico solo quando sono presenti entrambi questi criteri:

- Sentimenti di disagio per le proprie pratiche sessuali, non solo derivanti dalla disapprovazione sociale

- Desiderio o comportamento sessuale che comporti sofferenza psicologica, lesioni fisiche o la morte di un’altra persona o desiderio sessuale verso una persona che non abbia dato il proprio consenso o che non siano in grado di darlo.

Il cambiamento nei criteri diagnostici tra DSM 4 e DSM 5 è di un certo interesse e comporta la possibilità di praticare comportamenti sessuali una volta considerati patologici e atipici, come per esempio il travestitismo o il masochismo, senza subire una diagnosi di disturbo mentale.

 


Comunque  per essere tali le disfunzioni devono avere una durata minima di sei mesi, ad eccezione di quelle secondarie all’uso di sostanze psicoattive. Nel DSM 5 è’ stata abolita la distinzione tra disfunzioni legate a fattori biologici o a fattori psichici, convenendo che spesso entrambi questi aspetti ne prendano parte.
La raccomandazione è quella  di considerare i sintomi sessuali come disturbi psichici solo dopo aver escluso ogni componente organica.

La collaborazione tra specialisti diventa quindi ulteriormente valorizzata.
 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Di Amedea Sagrestani

E’ ormai inevitabile ed ipocrita continuare a negarlo facendo finta di non vedere, l’Europa come la conosciamo non esisterà più. Questo avverrà non tra dieci anni, sta già accadendo ad una velocità spaventosa. Quali sono le ragioni del cambiamento? Errori politici e di valutazione, cause demografiche, teorie del complotto e revisionismi storici che cercano di minare l’identità occidentale già divisa da ideologie. Ma andiamo per gradi … L’Europa attraversa un declino senza precedenti: economico, sociale, culturale e demografico. Declino, accelerato da massicce ondate migratorie provenienti dal Nord-Africa e Medio Oriente. La situazione attuale, è in totale controtendenza rispetto alle previsioni di quanti volevano fare dell’Europa un super continente capace di competere nel Mondo. Dopo la seconda guerra mondiale, l’Europa vide una rinascita senza precedenti: l’economia era in crescita, la disoccupazione diminuiva pian piano, la speranza di vita si allungava. Erano gli anni cinquanta, quelli del miracolo economico, a cui contribuirono le ondate migratorie originatesi principalmente all’interno dell’Europa: spagnoli, portoghesi, italiani. Queste persone compirono enormi sforzi per integrarsi, lavoravano – nelle miniere, nelle fabbriche, nell’edilizia- , non venivano aiutati da nessuno, non avevano agevolazione di alcun tipo, non avevano sussidi e soprattutto non venivano ospitati negli alberghi a spese dei contribuenti. Eppure, s’integrarono, lavorano duramente e, dopo aver accumulato i denari necessari per vivere una vita dignitosa, tornarono nei loro Paesi. Nulla a che vedere con la migrazione odierna. Gli immigrati di oggi, nonostante le mistificazioni del politicamente corretto, non hanno alcuna intenzione d’integrarsi, specialmente i fedeli islamici. I politici inglesi, come quelli francesi, commisero un errore di valutazione: pensarono di poter facilmente integrare gli immigrati del Nord-Africa e quelli provenienti dal Medio Oriente. I problemi iniziarono a sorgere nei primi anni del duemila, quando i governi di Francia e Gran Bretagna, si trovarono a fronteggiare feroci rivolte nei sobborghi di Londra e Parigi. Rivolte non dovute agli stenti economici, ma ad una diversa visione della società: gli islamici pretendevano – e pretendono- di vivere secondo i dettami dell’Islam e le regole shariatiche, spesso calpestando i principi che fondano la nostra società. Non parlano con gli infedeli né imparano la loro lingua, ritenendo l’Islam superiore a tutto e tutti. I giovani si isolano volontariamente perché seguono i dettami islamici e, spesso attribuiscono la colpa ai cattivi occidentali. Innescano risse con immigrati di altre fedi e provenienze e talvolta con la popolazione locale, tanto che la polizia a Birmingham -città a maggioranza islamica- esortò i cittadini inglesi a trasferirsi altrove. Quello che i governi di tutti i paesi europei, dovranno affrontare, saranno dei gravi problemi di ordine pubblico e sicurezza. Altro errore commesso dai governi del vecchio continente, fu quello di mostrarsi sordi agli avvertimenti dei demografi che già negli anni settanta denunciavano il calo di natalità in Europa. Neanche i cittadini prestavano attenzione alle parole degli studiosi, obnubilati dal falso mito della sovrappopolazione. Nella miriade di vertici che si sono tenuti tra i leader dei Paesi europei, mentre l’economia dava segni di cedimento, si parlò di tutto tranne dei problemi più importanti e vitali per l’Europa: il calo demografico e le crescenti tensioni le comunità islamiche insediatesi nel vecchio continente.

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Di Pino Callà

Il premier Renzi ha impresso di fatto con il suo decisionismo e con la sua rottura nei confronti del sindacato, cinghia di trasmissione tra il blocco sociale dei garantiti e la sinistra , una mutazione genetica al Pd e all'intero centrosinistra. Mutuando nelle enunciazioni , nei proclami e non negli atti, temi e soluzioni che rievocano larvatamente lo spirito con cui nel 94 Berlusconi, nel nome di una rivoluzione liberale aveva dato rappresentanza alla maggioranza silenziosa e al blocco dei non garantiti, costituito da giovani, disoccupati, piccoli e medi imprenditori, artigiani, popolo delle partite iva. Determinando, così, nel centrodestra una sorta di involuzione in termini culturali , di profilo e prospettiva. Alla mission di cambiare il paese con riforme strutturali, in nome del principio liberale dello stato minimo, si è sostituito un profilo populista e statalista , ispirato a slogan demagogici e a temi della sinistra pd e della cgil, con i quali si può conquistare qualche voto tentando di cavalcare l'esasperazione degli italiani, ma con cui non si governa e non si vince, come in Francia l'exploit di Sarkozy ex Ump .Di fatto quanto resta di un 'area che è maggioranza naturale nel paese è guidata da uno scivolamento verso una deriva populista identitaria, sovranista, che ha in Salvini il suo riferimento: in costante crescita con l'implosione di Forza Italia- che sempre sulla carta conta il 7/8 %- , frutto del superamento della leadership del cavaliere che ha perso appeal, credibilità e sembra sempre più attento a tutelare le sue aziende e la sua agibilità politica . Non meglio gli altri “attori” del ricostituendo cdx. Lo stallo che caratterizza FDI- AN, il cui gradimento di Giorgia Meloni non è servito a stimolare il partito, né a imprimere una sterzata in termini di linea politica , ha agevolato il ricorso alla lega e non a promuovere un cantiere aperto per un soggetto che abbia ambizione di essere anima e motore del centrodestra, che in virtù della formulazione dell'Italicum con premio di maggioranza alla lista, imporrebbe uno sforzo inclusivo nella direzione di soggetti plurali a vocazione maggioritaria selezionando con le primarie la classe dirigente. La scelta di Alfano che ha portato Ncd all'estinzione pur di difendere ruoli di governo in una compagine di centrosinistra, contribuendo all'ascesa del premier compensando di fatto l'emorragia in atto a sinistra. Se a determinare questo processo, vedasi il recente abbandono dell'ex segretario regionale pugliese di Forza Italia Amoruso , è l'indubbio timore del voto anticipato e quindi ragioni tutt'altro che alte e nobili , va con onestà intellettuale rilevato che vi è anche l'assoluta irrilevanza di opzione con cultura di governo, liberale, modernizzatrice, distinta da Salvini e dal profilo che incarna. Sarebbe da irresponsabili non cogliere questo dato, infatti, gli stessi Fitto e Tosi non devono sottrarsi dall'improcrastinabile determinazione di dar corso insieme alla Meloni- abbandonando le vecchie retoriche dell’economia protezionista - di correggere il tiro in termini di proposta politica a un 'area che di fatto consenta al centrodestra di riappropriarsi della rappresentanza del blocco sociale di riferimento. La nuova area di cdx per tornare ad essere credibile,dovrebbe seguire la strada già tracciata da iniziative come la Sveglia Centrodestra con gli eventi di Milano , Roma e Perugia attraverso una piattaforma programmatica autenticamente riformatrice e una proposta ben strutturata sulle modalità di svolgimento delle primarie a tutti i livelli per la selezione della classe dirigente. Ad indicare la rotta in maniera chiara e lungimirante: abdicare a questa nuova direzione significherebbe assumersi la responsabilità di aver condannato il centrodestra all'opposizione per i prossimi lustri.

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Le interviste di mit

di Elisa Petroni e Tommaso Mestria 

Oggi vi presentiamo Alfonso Ernesto Navazio (ndr).

 

Classe 1958, una laurea in Ingegneria Civile, Sezione Trasporti – Gruppo Strutture. Si occupa di politica fin dai tempi dell’università e, iscritto al PSI, entra a far parte del Comitato Direttivo di Sezione, a Melfi. Consigliere comunale per due volte, nel suo comune, riveste anche la carica di vicesindaco. Nel maggio 2001, a capo di una coalizione di centrodestra, viene eletto sindaco di Melfi, che guiderà ininterrottamente per cinque anni. Dal 2004 al 2009 ha rappresentato la Regione Basilicata in seno all’Assemblea Nazionale dei comuni italiani. Viene rieletto sindaco nel 2006. Due anni dopo è nominato Commissario Straordinario del Consorzio per lo Sviluppo Industriale della Provincia di Potenza prima, successivamente confermato nel settembre 2008 quale Commissario restando in carica fino al 28 febbraio 2010, data in cui si dimette per l’accettazione della candidatura al Consiglio Regionale di Basilicata, nella lista “lo Amo la Lucania”.

Cosa ha lasciato in eredità la sua precedente amministrazione? E cosa lascia quest’ultima?
E’ difficile fare un elenco e soprattutto darne una priorità. Tuttavia c’è un dato che difficilmente può essere smentito e di cui ne vado fiero: avere lasciato una città “indipendente” dai poteri politici forti e per questo “orgogliosa”, il contrario di quest’ultima che fa della sudditanza politica regionale e nazionale il proprio cavallo di battaglia.

E’ possibile riunire tutti i gruppi alternativi all’attuale amministrazione per costruire una coalizione di governo per la città di Melfi?
E’ nell’ordine delle questioni da affrontare nei prossimi mesi. Più di gruppi politici parlerei di uomini e donne di buona volontà che si mettono al servizio di un’idea condivisa per la prospettiva di una Città vivibile, Dinamica, aperta e solidale (il nostro progetto si basa appunto sull’acronimo CiviDas). Un progetto sempreverde che al di là dell’acronimo già conosciuto dai miei concittadini, perché introdotto dalla mia amministrazione, dà l’idea di ciò a cui ogni comunità dovrebbe sempre tendere. Un progetto, quindi il collante di questa ipotetica coalizione, più che il colore politico. Occorre essere alternativi nel senso della prospettiva verso cui tendere e del metodo con cui tentare di realizzarla. Un metodo che nei fatti e non nei proclami coinvolga ed appassioni facendo sentire tutti parte del processo oltre che del progetto.

Per Melfi, oltre all’eccellenza della Fiat, su quali altri settori indirizzare investimenti innovativi e utili per la comunità? Quali saranno i vostri punti programmatici su questo? Quali sull’abbattimento della tassazione e della sburocratizzazione?
I comuni devono occuparsi dei propri cittadini, rispettando le funzioni loro attribuite dalla legge. Spesso ci si vuole sostituire alle competenze proprie di altri Enti finendo per scimmiottare assessorati regionali (con enorme dispendio di risorse). I comuni devono garantire efficienza ed efficacia nella gestione dei servizi somministrati, puntare sulla trasparenza, stimolare la partecipazione. “Il pubblico sono io”, non uno slogan ma una consapevolezza. I nostri punti programmatici? Presto per elencarli ma con certezza posso dire che sarà premiato il REALISMO. E’ facile promettere e spesso conviene. Ma chi si candida a guidare un Paese, non importa quanto sia grande, deve mostrare, al contrario, misura e senso di responsabilità. Penso ad una campagna elettorale basata non su quello che gli altri non hanno fatto ma su ciò che noi riteniamo debba esser fatto.

Cosa ne pensa dello strumento delle primarie? A centrodestra urge selezionare una nuova classe dirigente e attraverso questo strumento si potrebbe agevolare. E’ d’accordo?
Le primarie? Nel centrosinistra si sta perdendo il fascino, nel centrodestra se ne sente la necessità. Troppi anni sono state usate e quindi ad un certo punto manipolate dai primi, troppi anni le hanno snobbate e quindi disincentivate i secondi. La verità è che le primarie, quelle vere, presuppongono l’esistenza di una classe dirigente e di un fermento e dibattito politico oggi quasi del tutto assente. Mancano i luoghi della discussione, manca la discussione. Come si individuano, dunque, i potenziali sfidanti? Mettiamo un annuncio? Ricorriamo alla rete? Facciamo salire dal basso la “resistenza valoriale” liberale e poi ne parliamo.

Uno stato “pesante” che spende e spande. Secondo lei eliminare le società partecipate può essere un primo passo verso la riduzione della spesa pubblica?Sicuramente le duemila e passa società partecipate rappresentano una fetta enorme di spesa pubblica e dunque un peso da controllare. Il buon senso suggerisce di eliminarle. Ma come sempre non occorre fare di tutta l’erba un fascio! Nel panorama delle società pubbliche esistenti ce ne sono alcune con caratteristiche imprenditoriali di valore, meritevoli di essere mantenute in piedi, al contrario di quelle che sono servite e servono tutt’ora, solo a “sistemare” i trombati della politica (non vuole essere un luogo comune ma tant’è!). Su quest’ultime di certo nessuno tentennamento!

Amministratori locali come forza trainante di un centrodestra rinnovato che possa presto tornare vincente. Concorda?
Come si fa a non concordare? Abbiamo assistito in questi ultimi anni ad una deriva della sua classe dirigente, più propensa al proprio posizionamento politico che alla trasmissione di valori liberali. Il caso Basilicata ha rappresentato un caso di scuola : un cerchio, poco magico, che per salvaguardare i propri destini ha abiurato i propri valori, lasciandosi contaminare dalle forze di governo e diventando in tal modo poco credibile come forza di opposizione.

 

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In nome del Papa Re!

Nuovo "Che" dei popoli oppressi, o una moderna riedizione del Papa Re? Dopo che Bergoglio ha ripreso il suo aereo di ritorno chi glielo dice, ora, ai due Castro -visto che "Lui" se ne è dimenticato- che serve libertà e democrazia per il loro popolo annientato da mezzo secolo di comunismo rivoluzionario e immiserito da una miriade di bufale giustizialiste ed egalitarie? Sì, è vero: la realtà cubana all'epoca del Fidel era ben più complessa. Sul mercato nero arrivavano molti di quei beni occidentali -in teoria, preclusi alle masse e concessi alla dorata borghesia di Partito- acquistati da tanti cubani che, ufficialmente, guadagnavano meno di 5 $ al mese. Grazie, in particolare, ai redditi non proprio leciti garantiti da una fiorente industria (tollerata dal regime) della prostituzione, schermata da un perbenismo di facciata. E, oggi, chi ci dice che le cose potrebbero andare diversamente, dopo la pace Usa-Cuba? Forse, fare all'amore non è molto meglio di un duro lavoro, stile "capitalista"? Come per il fascismo, mi sono sempre chiesto: ma la volontà popolare, la voglia di ribellione, oggi come allora, dov'era?

 Veniamo, ora, alla politica estera del nuovo "Papa Re". I gesuiti, lo dovreste sapere, sono molto pazienti, pur venendo assai dopo la tradizione cinese che consigliava al saggio di sedersi lungo la sponda del fiume, in attesa che passasse la salma dell'odiato nemico. Il Vaticano ha dovuto aspettare meno di cento anni perché ciò accadesse per le spoglie degli eredi di Lenin e Stalin, e appena poco più di mezzo secolo quando, giorni fa, ha sottomesso al rito del bacio (simbolico) dell'anello lo zombie di Cuba. Cosa straordinaria davvero, a ben pensarci! E tutto questo è avvenuto "pacificamente". La Russia e Cuba si sono riscoperte cristiane, com'era ovvio, del resto. Due millenni contro pochi spiccioli di anni. Lotta impari davvero.

Ma, nel riannodare le fila tra la rivoluzione cubana e l'odiato capitalismo c'è, come novità assoluta, un sottile filo rosso del primo Papa latino-americano, nato e vissuto in quell'America Latina, così tanto cara al "Che" della rivoluzione castrista del 1959. Un colpaccio per il regime castrista che aveva l'assoluta necessità di riabilitarsi agli occhi del mondo e, finalmente, offrire un po' di benessere all'occidentale alla sua deprivatissima popolazione. Di finto comunista, ormai, non era rimasta che la Cina, dopo il solenne abiuro della Mosca post-sovietica. Pertanto, occorreva molto alla svelta sostituire gli aiuti "socialisti", dati a Cuba assai generosamente da Krusciov a Gorbaciov, con quelli ben più appetibili del capitalismo americano, soprattutto quello finanziario. Infatti, non escluderei affatto che Cuba si organizzi prossimamente come una vera e propria piattaforma finanziaria "off-shore" a due passi dal grande continente americano.

La cosa davvero singolarissima, poi, è riconoscere nel gesuita Francesco la genuina volontà di costruire un ponte tra le società latinos e l'America del Nord, ai cui confini premono centinaia di milioni di aspiranti profughi economici di lingua spagnola. Al Papa (il primo della storia) è stato concesso l'onore di parlare dinnanzi al Parlamento degli Stati Uniti, ridisegnando e dando un volto a quella funzione ecumenica che un Onu -farcito di dittatori senza scrupoli, con il seggio di diritto all'interno della sua Assemblea- non può più garantire. Ma, Francesco è anche il Papa che dovrà districarsi tra crociata e crocifissione, dovendo in qualche modo coinvolgere l'Occidente nella protezione dei cristiani africani e mediorientali, oggi perseguitati con ferocia e accanimento dai fondamentalisti musulmani.

Gli abbiamo già sentito dire che "bisogna difendere con ogni mezzo" quelle nostre povere comunità straziate da un genocidio etnico-religioso, che ricorda ben altri tempi bui. La Ratisbona di Ratzinger oggi è sempre più lontana. Il "Logos" non ha più nulla a che vedere con il richiamo alla Jiahd coranica, da parte dei neri sicari di Al Bagdadi e di Bogo Haram, dove il diverso, l'infedele va sottomesso o ucciso, in questo secondo caso preferibilmente crocefisso a arso vivo secondo le più tragiche conclusioni della Roma pagana e della Santa Inquisizione spagnola, che seguì -va detto- un interregno di pace, armonia e rispetto durante il dominio islamico in Europa. Intanto, l'opinione pubblica di Obama ha avuto il suo grande regalo mediatico, con il richiamo solenne del Papa contro gli imperdonabili peccati della pedofilia sotto la toga.

Non critichiamo troppo, quindi, Papa Francesco: sotto quel sorriso affabile si cela una volontà di ferro. Se fossi un radicale musulmano, non dormirei sonni tanto tranquilli.

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