Sabato, 23 Settembre 2017 05:42

In alto gli smartphone: va in scena la morte

Pubblicato in News

In uno degli ultimi casi di cronaca riguardante la morte di Niccolò Ciatti ucciso da un pestaggio brutale e violento al St. Trop , discoteca di Lloret De Mar a 70km da Barcellona, quello che si può chiaramente vedere nei vari video diffusi in internet, ci riporta senza indugi ai numerosi casi in cui si può notare la presenza di persone al momento del fatto che si limitano a riprendere la scena con lo smartphone senza muovere nemmeno un dito per aiutare o evitare l’irreparabile. Un caso analogo tra i più recenti è rappresentato dalle testimonianze video dell’attentato a Barcellona, le persone presenti hanno ritenuto necessario documentare l’accaduto con smartphone dalle pessime risoluzioni, piuttosto che aiutare chi era in difficoltà a scappare o a mettersi in salvo. Per questo volevamo parlare dell’effetto spettatore (o bystander effect). Il caso exemplum citato nei manuali è quello dell’omicidio di Kitty Genovese, che anche se successivamente smentito nella sua validità, ha scaturito numerosi studi, esperimenti e teorizzazioni sul fenomeno. I fattori che incidono sul bystander effect sono molteplici, primo fra tutti il numero degli spettatori, più saranno gli astanti meno si prodigheranno per dare una mano, gli studiosi parlano di diffusione della responsabilità e deindividuazione, ovvero ci si identifica nel gruppo degli astanti andando a corrodere la responsabilità e coscienza personale, che si traduce il più delle volte nel pensare di essere inadatti nel prestare soccorso e che di sicuro qualcuno interverrà. Altri fattori possono innescare l’effetto spettatore: mancata identificazione nella vittima da parte dello spettatore, mancanza di empatia, ambiguità, l’emergenza non viene sentita come tale, ritenere che il soggetto non sia meritevole di aiuto, paura di cattive conseguenze e in ultimo, il sovraccarico cognitivo, che ha subìto un forte incremento nell’era tecnologica. Molti paesi si sono occupati di legiferare in materia occupandosi di inserire nei loro codici penali norme che ritengono responsabili gli spettatori che assistono ad un’emergenza : il codice penale brasiliano e quello tedesco. Il Quebec ha inserito questo tipo di norme nella Quebec Charter of human rights and freedoms, mentre negli Stati Uniti sono state emanate le Good Samaritan laws per tutelare gli spettatori che, agendo in buona fede, prestano soccorso a persone in difficoltà. Sorge dunque spontanea una domanda: come questi studi si possono applicare ai fatti di cronaca sopracitati? Il povero Niccolò non era forse meritevole di aiuto? La folla di persone presenti non si è identificata? Eppure erano tutti lì per divertirsi. La ferocia dei ragazzi ceceni non era stata interpretata come pericolosa? L’aggressione troppo breve (45 secondi) e tempi di reazione troppo lunghi? Il rallentamento dei sensi dovuto all’intercessione di alcool e stupefacenti, o semplicemente bisognerebbe bollarla come la vittoria del più forte sulla paura generale? E i registi dei video dell’orrore dell’attentato a Barcellona erano tutti degli egoisti ? Conoscere questo particolare fenomeno, può a nostro avviso evitare che possano ripetersi tali dinamiche ed essere più pronti e presenti, nell’aiutare le vittime di comportamenti inaccettabili.

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