Lunedì, 20 Agosto 2018 11:05

Governo M5S/PD, ma solo quando deciderà l’Europa

Pubblicato in Politica

Ci avviciniamo sempre più al giorno del secondo incontro con il Presidente Mattarella per dare un Governo all’Italia, come tutti gli Italiani auspicano, ma che con la legge elettorale cui si son tenute le elezioni, sembra sempre più difficile e per taluni impossibile, tanto che molti autorevoli osservatori auspicano di recarsi nuovamente al voto prima che si chiuda la finestra che darebbe le possibilità di elezioni entro Giugno. Fermo restando che sarebbe assurdo recarsi alle urne con la stessa legge elettorale, difficilmente coloro i quali sono stati appena eletti rinuncerebbero a quei privilegi cui hanno diritto, purché si effettui la legislazione, dal momento in cui per di più sono eletti per la prima volta e difficilmente verrebbero rieletti. Avanti quindi con il toto governo ed il toto accordo. Uno scenario che vede impegnati tre schieramenti e cinque partiti che sulla carta potrebbero compattarsi tra loro e formare il Governo. Un Partito Democratico, fortemente sconfitto, ma che tuttavia ha un 18% di consensi, Un Movimento 5 Stelle che ha raggiunto un 32% di consensi e che pretende di avere diritto al Premierato ed alla formazione del Governo, nonostante non avendo la maggioranza deve ricorrere ad accordi. Una coalizione che ha raggiunto il 37% formata da Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia, ma che pur essendo la coalizione più votata non raggiunge la maggioranza, quindi anch’essa alla ricerca di accordi. Diversi e autorevoli analisti, che ovviamente escludono il ritorno al voto, ritengono come unica strada percorribile un accordo tra M5s e Lega come prossima possibilità di formare un governo, purché la Lega si affranchi da Forza Italia e da Berlusconi, come imposto dal M5S, di fatto rinunciando ad un ferreo accordo che significherebbe il suicidio per la lega e la condanna per tradimento. Del resto, come potrebbero trovare un accordo due forze che su immigrazione, Europa, economia ecc. hanno una visione radicalmente contraria? Chi prevarrebbe tra le due forze? Una soluzione talmente complessa e di difficile attuazione che vedrebbe le due forze in un contrasto continuo. Non rimane quindi che far entrare in gioco la forza terza, il Partito Democratico, che con il suo 18% andrebbe a garantire ad entrambi una certa maggioranza, molto di più se con il Centrodestra, ma da esclude completamente per il veto del Leader Leghista, poiché ad un simile accordo significherebbe il tradimento dei propri elettori. Rimane quindi M5S e PD i quali hanno moltissimi punti in comune, che magari devono essere amalgamati, ma che certamente con piccoli correttivi possono accomunare i due gruppi più di quanto si immagini. Non a caso sono in tanti i sostenitori del M5S che provengono dal PD. Una grande apertura Di Maio l’ha concessa al PD alla conferenza stampa tenutasi dopo l’incontro con il Capo dello Stato, dove ha asserito che non vi era alcun veto nei confronti del PD e nei confronti di Renzi e dove ha asserito, spiazzando i propri sostenitori, una fedeltà indiscussa a Europa, Euro e trattati internazionali. La riflessione da fare a cui bisognerebbe dare una risposta è: Chi guida questo movimento? Non sembrano proprio riflessioni di Di Maio, bensì di chi ha contatti con tutti i potentati economici ed ha interessi diversi da quelli degli Italiani e in maniera che non sembrerebbe molto trasparente, guidi il tutto attraverso una “Piattaforma” di cui poco si sa, ma che è riuscita a indirizzare la stessa volontà dei sostenitori del movimento, suscitando critiche all’interno, e perplessità di validità democratica all’esterno. Certo in questa fase il PD, trincerandosi sonora bocciatura che il popolo Italiano gli ha inflitto, fa muso duro e dice che non spetta a loro andare al governo perché il popolo non vuole. Corretto, se non fosse per il fatto il Governo PD è, e rimane quello che ha guidato l’ Italia, è stato bocciato per ben due volte dal popolo e nonostante le dimissioni, rimane ancora in carica, fittiziamente per gli affari di ordinaria amministrazione, ma praticamente continua a promuovere azioni senza nemmeno consultare il Parlamento, vedi caso dei Diplomatici Russi espulsi, perché l’Europa ha deciso. Ma non dimentichiamo che a breve bisogna presentare il correttivo alla legge di stabilità e che l’Europa ci rimprovera continuamente dicendoci che i conti non sono a posto e che mancano qualche decina di miliardi di euro, sembrerebbero circa 40, e stranamente considerano fattibili le assicurazioni che il Premier e il Ministro, entrambi decaduti…. ma in carica, presentano. Quindi, tralasciando tutti i problemi inerenti lavoro, sanità, occupazione, sicurezza, che sono i problemi che gli Italiani vogliono risolti e che l’attuale governo probabilmente ha trascurato, o forse ha affrontato secondo le direttive e le indicazioni europee, per quale motivo in questo momento il PD deve accettare un accordo con il M5S? Ovvio lo farà nel momento in cui sarà costretto a farlo e cioè alla terza chiamata del Capo dello Stato, quando finalmente l’Europa avrà ottenuto ciò che chiede, e nel frattempo il previsto congresso del PD sancirà che per senso di responsabilità accetteranno di fare il Governo con il M5S, gabbando ancora una volta il popolo Italiano. Questa “ Ipotesi” ovviamente non viene evidenziata da nessuno degli analisti specialmente di sinistra, che ben si guardano dal eviscerare una ipotesi fin troppo reale, e per evitare di esser smascherati, si prospettano le più assurde e incredibili ipotesi di governo. Così a Maggio avremo un Governo M5S PD, poco importa chi possa essere il Premier, l’importante è che le politiche, economiche e di immigrazione, che interessano l’Europa a trazione FrancoTedesca, in particolar modo dopo le elezioni avvenute in Ungheria con un’altra vittoria di un partito poco europeista e molto più nazionalista, possa essere garantita con ministri che proseguano sulla scia imposta dai predecessori, i quali magari, rimarranno in carica. Certamente, nessuno può prevederne gli effetti di tenuta sociale, essendo gli Italiani, ancora una volta sottomessi e buggerati.

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