Martedì, 29 Settembre 2020 19:16
I rappresentanti dei Leoni d'Italia e gli esponenti dello schieramento della Lega Salvini si sono dati appuntamento davanti a una platea di centinaia di persone all' hotel Pisani sabato 5 settembre per il primo incontro programmatico, realizzato in piena sicurezza e ambienti gestiti in conformità alle norme anti Covid, del candidato regionale Michele Martucci. 
Le idee da mettere in campo per convincere i cittadini campani a voltare pagina, ma anche la strategia per la campagna elettorale nelle poche settimane che mancano al voto per le regionali sono stati tra gli argomenti trattati all' incontro  organizzato dal candidato della Lega  Martucci, da Pasquale 
Merola segretario nazionale dei Leoni d' Italia e da Gaetano Ienco, coordinatore della Regione Campania.
 
Durante la conferenza si è discusso dei grandi temi della politica locale e regionale,  tracciati su tre linee programmatiche:
- Dal rilancio culturale, turistico, economico con la conseguente creazione di posti di lavoro nel breve e nel lungo periodo.
Rivalutando il litorale domizio. 
Enormi spiagge, uniche per suggestività, stanno scomparendo per fisiologica erosione.
Puntando su Castel Volturno che, con i suoi 72 Km quadrati e 27 Km di costa, grazie alla sua incantevole pineta, dovrebbe rappresentare il fiore all’occhiello dell’intera regione.
 
- Dal patrimonio storico-artistico-archeologico.
La Reggia di Caserta, unica al mondo, l’anfiteatro di Santa Maria Capua Vetere, secondo solo al Colosseo,
Francolise con le Ville Romane, il Museo Archeologico dell’antica Capua, Cales, Teanum Sidicinum, Sessa
Aurunca, Aversa, l’agro Atellano, rappresentano scrigni mai aperti che custodiscono la nostra storia.
 
"Il nostro patrimonio naturalistico è meraviglioso, eppure i suggestivi paesaggi dell’alto casertano sono
abbandonati a se stessi.
Raggiungere il Matese, poi, con l’attuale sistema stradale rappresenta un’impresa titanica". 
- Dall’intera filiera agroalimentare campana che è in crisi profonda.
"Le nostre specialità tipiche locali sono state abbandonate (fragole di Parete, castagne di Roccamonfina, lupini
di Vairano, etc.).
Rispetto al nostro oro bianco, la mozzarella di bufala della Provincia di Caserta, rinomata in tutto il mondo, si
assiste ad un attacco frontale alla nostra produzione autoctona".

Michele Martucci, candidato della Lega alle prossime Regionali in Campania, detta la sua ricetta in vista della riapertura delle scuole con l’emergenza Covid ancora in atto. Martucci, molto sensibile ai problemi dei giovani studenti e di tutto il personale scolastico, si è confrontato con numerosi dirigenti e molti operatori del settore. “Per me la parola chiave per risolvere il problema è una sola: turnazione. La rotazione riduce la presenza, dimezza le classi e risolve anche il problema logistico dei tanti banchi che mancano. Basterebbe il banco classico con un alunno per consentire il distanziamento”.
Così in una nota stampa il candidato, che sottolinea: “Metà classe in presenza e metà a distanza, certo c’è il problema delle mamme che lavorano, ma elargendo un bonus si potrebbe risparmiare sui banchi e si potrebbe accedere al recupero straordinario. Questo consente il rispetto delle distanze di sicurezza anche senza mascherine. Lasciare inalterato il personale con funzioni di controllo ed eventualmente assumere solo i sostituti dei lavoratori fragili, che resterebbero a casa, utilizzando le graduatorie vigenti”. Martucci fa un’altra proposta. “Bisogna deresponsabilizzare i dirigenti e i docenti, fermo restando le disposizioni di precauzione e le azioni di controllo delle temperature anche con ingressi scaglionati”, conclude Martucci, che resta in contatto con i presidi e le associazioni di categoria”.

Chi siamo dunque Noi? Il problema epocale è quello della fusione a freddo (per quella a caldo ci sono le guerre, come quella contro il nazifascismo!) dei sistemi della rappresentanza popolare. Ed è chiarissimo come ormai il sistema della democrazia rappresentativa liberale si sia rivelato completamente fallimentare e di fatto ingestibile. L'elettore non determina quasi nulla, quando gli è concesso di farlo. Vedi oggi ciò che accade con l'attuale coalizione di governo ad escludendum (a danno di Salvini) che vuole impedire a ogni costo il ritorno alle urne nel timore fondatissimo di una vittoria dilagante della Lega. Anche qui: a norma di Costituzione, l’attuale maggioranza governa legittimamente pur essendo forte minoranza nel Paese e ha i numeri in Parlamento per decidere quale debba essere il contenuto dell’imminente riforma elettorale, confezionata su misura per danneggiare la scontatissima vittoria del centrodestra. Perché, tra le riforme costituzionali non più rinviabili non si parla di radicale riscrittura della Costituzione del 1948 (con particolare riguardo all’introduzione della riserva di 2/3 per l’approvazione delle leggi elettorali) attraverso la convocazione di una Assemblea Costituente che lavori in parallelo a un Parlamento ordinario il quale, nelle more, si veda autosospeso il diritto ad azionare il ricorso all'Art. 138 Cost. che prevede la procedura per emendare la vigente Costituzione? Ma c'è molto, veramente molto più di questo in ballo. Il multilateralismo, totem indistruttibile del politically correct, ci lega le mani per qualunque decisione autocratica che impedisca ai Poteri forti che fanno riferimento a Bruxelles e Wall Street di trattare il mondo come se fosse una loro miniera d'oro da sfruttare senza regole e controlli di sorta, favorendo le migrazioni indiscriminate di massa per dare al capitale popoli affamati e disposti a tutto per sopravvivere, tranne che a caricarsi della responsabilità storica di fare la rivoluzione nei Paesi di provenienza per liberarsi da regimi e da dittatori corrotti (al servizio vedi caso proprio di quei Poteri Forti globali e acefali), riconquistando così per sé le immense ricchezze naturali di cui quei loro continenti (v. Africa e America Latina) pur dispongono sovranamente da secoli. C'è da chiedersi, infatti perché queste nostre democrazie imbelli abbiamo perduto il senso e il dovere morale della liberazione (anche con la forza delle armi) dei popoli sfruttati e oppressi, rifugiandosi dietro Costituzioni pavide che impediscono ai governi il ricorso all'uso selettivo della forza, per fare fronte a minacce globali come il warfare non ortodosso del terrorismo internazionale, le guerre per proxy di tutte le milizie e degli Stati reclutatori che stanno dietro di loro con un scopo comune e trasversale: danneggiare ovunque si trovino gli interessi dell'Occidente per riguadagnare regni e imperi perduti. Questo lo si vede nello scontro epocale tra sunnismo e sciismo, con la ricchissima Arabia Saudita da una parte (che usa il suo denaro per foraggiare le truppe occidentali stanziate in Medio Oriente e in particolare quelle americane) e il guerrigliero Iran dall'altra, in mezzo ai quali Israele è quello che prende durissimi colpi da entrambe le parti, macchiandosi a sua volta di un eccesso di difesa ai danni del popolo palestinese con cui condivide la Terra Promessa. Ma non finisce qui. Le democrazie rappresentative sono letteralmente matite spuntate, inservibili a determinare, tracciare e contenere il raggio di azione dei nuovi uomini forti eletti, guarda caso, a suffragio popolare, come Putin, Erdogan e Trump, mentre accanto a loro il cinese Xi dispone oggi di un'immensa forza economica e di difesa con una strategia silenziosa ed estremamente efficace di conquista indolore di interi continenti, attraverso meccanismi macroscopici di intervento civile programmati nei decenni grazie alla forza totalitaria di quel regime pseudo-comunista (in realtà perfettamente confuciano!), come la Road ad Belt Initiative di cui continuiamo a non renderci conto dell'importanza geostrategica di qui ai prossimi cinquanta anni! Ecco: Putin, Erdogan, Xi, Khamenei sono i capi indiscussi dei loro eserciti e agiscono attraverso i loro Parlamenti o Assemblee asserviti, mentre Trump può muovesi rispetto a costoro con altrettanta agilità come capo supremo delle forze armate grazie a una Costituzione che glielo consente. Ciò detto: quale peso può avere l'imbelle Europa per contrastare tutto questo e opporvi una sua politica forte e unitaria? Parliamo seriamente di immigrazione, per capire la crisi interna e irreversibile del nostro sistema. Il problema vero qui da noi non sono i migranti dei barconi ma la massa davvero notevole degli overstayers, gente cioè che è venuta regolarmente da fuori con un visto qualsiasi e che, una volta scaduto quest'ultimo, non è più rientrata nel proprio Paese di origine restando quindi nello status di irregolare o clandestino (il che implicherebbe la loro espulsione immediata), facendo tra l'altro da attrattore, una volta raggiunta una minima massa critica etno-linguistica, per un'ulteriore immigrazione irregolare di propri familiari più o meno stretti. Si potrebbe risolvere in modo lineare questo problema dicendo a tutti costoro (con norma di legge!), per esempio: "avete tot mesi di tempo per mettervi in regola, documentando la vostra attuale attività di lavoro e il relativo reddito per mantenervi in Italia". Agli immigrati irregolari interessati, per di più, deve essere fatto l'obbligo di versare un contributo congruo per sostenere la parte di welfare al quale avranno diritto una volta regolarizzati. Ora: provatevi ad adottare una simile misura! Cadrebbe tutta l'impalcatura complice in cui si intrecciano gli interessi inestricabili di sfruttatori (che però hanno diritto di voto qui in Italia!) e sfruttati, dato che, come noto, questo è un Paese di molti diritti e quasi nessun dovere che sopravvive grazie alla economia sommersa e al lavoro nero (ma anche.. giallo!). Se una qualsiasi forza politica intendesse imporre con legge una procedura di regolarizzazione come quella appena accennata non sopravviverebbe al successivo voto popolare in merito a questa sua politica rigorosa di governo! Del resto, in pratica è impossibile imporre una regola simile a un Paese come il nostro che sta a galla grazie a un'assistenza famigliare e agli anziani rigorosamente garantita a basso costo dagli immigrati extracomunitari non regolarizzati (e che, quindi, garantiscono in nero le loro prestazioni a buon mercato). Quindi, che cosa rimane ai cittadini oltre a una amministrazione disastrosa (grazie anche all'immigrazione incontrollata) dei grandi spazi urbani in cui dilagano droga, incuria e insicurezza generalizzata? Il solo rimedio è di inciuciare dalla mattina alla sera, grazie alla droga legale dei social, dei talk televisivi e del sistema pubblico e privato della comunicazione mediatica, sul chiacchiericcio squallido e inconcludente della politica nostrana e dei suoi sempre più scarsamente preparati protagonisti. Ma, in fondo, che ci importa dei massimi sistemi o se le cose vanno a rotoli come l'interesse generale, quando ciascuno di noi si è costruito in qualche modo la sua bella nicchia di sopravvivenza?.

Il politically correct? È quella nuova forma di nazipacifismo che ti vieta per legge di chiamare per nome e cognome il tuo nemico giurato. Ad es.: non puoi dire che il tuo assassino è un fanatico dell’Islam, né ribadire che gli africani e arabi sono razzisti tanto quanto noi. Credete sia una provocazione? Allora provatevi ad aprire un centro di preghiera cristiana nelle roccaforti waabite e integraliste del Medio Oriente arabo troppo ricco di petrolio per sottoscrivere la Convenzione di Ginevra sui rifugiati (scommetto che non lo sapevate)! Fanatici coranici che interpretano alla lettera un messaggio scritto quattordici secoli fa (per cui un infedele o si converte o deve essere passato per la spada, anche se nella prima fattispecie rientrano tutti i musulmani non integralisti!) massacrano cristiani e non musulmani con attentati atroci? Ebbene, bisogna definirli assassini e terroristi ma non islamici! Perché così vuole il globalizzato "Club Rad". Quello cioè dei radical chic mainstream, politically correct, globalista, multiculturalista, multilateralista e risolutamente “sans frontières” favorevole all’accoglienza incondizionata. Per cercare di analizzarne la "constituency" immaginiamo un'intervista impossibile con il “Che” (Guevara) e chiediamoglielo a lui. Sono davvero buoni questi “sinistri” al caviale del XXI sec.?

 

Immagino la sua risposta. Il Club Rad confonde e antepone gli effetti alle cause che non intende né vedere, né eliminare alla radice per quanto riguarda i popoli sfruttati e oppressi di tutta la Terra. Apre le braccia a una folle accoglienza indiscriminata di persone in fuga a centinaia di milioni dai loro Paesi di origine perché non può né vuole, dimostrandosi pavido oltre ogni pur ogni scusabile arrendevolezza, confrontarsi con le loro leadership corrotte che uccidono, depredano, imprigionano senza giusto processo masse sterminate, lasciando poi mano libera a entità esterne per sfruttare le immense risorse naturali dei loro territori, per esportare poi il denaro della corruzione nei paradisi fiscali dell'Occidente. Quindi, il Che redivo avrebbe senz'altro sviluppato e messo in pratica una moderna "Teoria della liberazione dei popoli oppressi" agendo sia dall'esterno con la formazione di milizie mercenarie, sia dall'interno con finanziamenti e passaggio di armi alla guerriglia antiregime affinché si batta contro la dittatura, in modo da rovesciare quei sistemi criminali, restituendo al popolo la parola e il governo delle istituzioni. Forse, in chiave molto più moderna, anziché armi basterebbe distribuire uno smartphone con accesso illimitato a Internet a ogni oppresso africano e latinoamericano (nati, vale la pena di ricordarlo, in continenti ricchissimi che se onestamente governati potrebbero garantire a tutti loro pace, giustizia e lavoro), mostrando quelle crude verità che i regimi dittatoriali negano e nascondono a ogni costo.

 

Poi, anziché predicare la libertà sessuale in Occidente, anteponendo l'edonismo individuale sterile ed egoista al mantenimento del tasso di sopravvivenza demografica della nostra civiltà, occorre drasticamente intervenire per ridurre la devastante crescita demografica in continenti come l'Africa in cui l'enorme saldo netto è utilizzato da dittatori e despoti per inviare verso i confini dell'Occidente enormi masse di disperati. Occorre battere il nazipacifismo onusiano e radical rivendicando al contrario il diritto all'ingerenza da parte delle civiltà tecnologicamente più progredite, per portare in quei territori devastati sicurezza, infrastrutture, risanamento ambientale, assistenza sanitaria, istruzione media e universitaria, ricostruzione dei centri abbandonati, know-how idoneo a rendere di nuovo fertili centinaia di milioni di ettari di terra diventata arida a causa del clima e di pratiche sucide di sfruttamento dei suoli. E, invece, a che cosa stiamo assistendo qui da noi? Alla condanna "Urbi et Orbi" dell'Uomo Bianco da parte di chi non conosce la Storia. La verità? Lo schiavismo di massa era praticato in Africa ben prima che noi ci arrivassimo e gli indios latinoamericani sono stati sterminati a milioni non dai Conquistadores ma da infezioni batteriche dalle quali non erano immunizzati.

 

Governare gli italiani non è impossibile, è inutile. Non inserirò la fonte di questa citazione in quanto i più “arditi” di voi gentili lettori di sicuro la coglieranno. Ma quanto è vera questa affermazione, nei giorni incerti del Coronavirus?

Franza o Spagna purchè se magna? Ci siamo ridotti a questo? 

Dov’è Monicelli di La grande guerra a dipingere positivamente gli italiani? Proiettato da un quinto piano di un’ospedale ormai dieci anni fa; Questa la sua risposta alla nostra domanda. 

Siamo divenuti i mostri di Pasolini, i fascisti dell’antifascismo? Abbiamo abdicato al sacro per darci alla cultura permissiva del consumismo? Un permissivismo schifoso che permette tutto tranne andare contro il prodotto e il mercato.

Basti guardare le file ai negozi e la disperazione per la chiusura presunta dell’apericena. 

Perché è stato così difficile proteggere il nostro paese quando l’emergenza era appena iniziata e ora la situazione è al collasso?

Inps sentitamente ringrazia.

Basta con le domande, rischiando poi di farne di tutti i colori e, uscendo fuori dalla tavolozza, non riuscendo mai a contemplare neanche da lontano l’abbozzo di una risposta. 

La nostra penisola è uno stato che Stato non lo è stato mai e probabilmente non lo sarà mai. Gli italiani “adorano la realtà ma la vedono soltanto quando è a 10 cm dal loro naso” (E.Flaiano). Un paese buttato in mezzo alla rivoluzione del terzo settore senza mai essere passato per lo sviluppo industriale. Un sud nato in seno alla filosofia greca, da un punto di vista mai stato indipendente, con un cambio continuo di casacche e di modi, indietro con la scolarizzazione, che mantiene a causa della propria idea di base una scarsa propensione alla democrazia partecipativa e si fa schiena di una politica clientelare. A chi di solito accusa la mia amata porzione geografica sono solito dire che per i greci antichi era motivo di vanto non lavorare e oziare, naturalmente è l’atteggiamento di chi tenta di giustificarsi a tutti i costi. Il Sud persa la sua sacralità ha assunto la tipica aggressività del capitalismo sfrenato senza però aver sostituito a quei concetti di morale sacra a quella di una civiltà razionale, comprensiva e tollerante; ma soprattutto abbastanza intelligente da non seppellire i rifiuti industriali del nord. Lo comprese bene Eleonora de Fonseca Pimentel che nel 1799 vide la sua rivoluzione cadere sotto i colpi di quel popolo che pensava e sperava di aiutare, “sona sona a Carmagnola“. Ma si potrebbe benissimo citare Masaniello, quella classe politica che ha tradito il nostro sud, gli esempi si sprecherebbero; Di Maio. E quindi una classe imprenditoriale sorda e incapace di programmare superata solo da una classe politica uguale. Guai a farglielo notare, sembrano contadini, gente dura a cambiare idea. 

Del nord non posso parlare bene, perché si dovrebbe parlare di ciò che si conosce, così si gradirebbe in una prassi politica corretta; prego notare il fine sarcasmo, in quanto uno svevo dovrebbe dire a me quasi in Africa come vivere la mia vita, come consumare poi in soldoni. Il germe dell’antipolitica che se a Sud, si manifesta massimamente come una manifesta intolleranza nelle istituzioni, a Nord si manifesta in maniera di gran lunga più chic e la loro sfiducia assume più la forma di una fede nel complotto, che li rende in parte più ridicoli e meno giustificabili. 
Uno dei germi più odiosi nella media dell’opinione pubblica settentrionale è di sicuro quella del razzismo. Ora che gli sbarchi hanno finalmente lasciato la prima pagina, è bastato poco perché coloro che stanno sopra accendano subito le loro fiaccole contro i presunti colpevoli (cinesi in prima istanza) invece poi dopo la chiusura e i meridionali che scappavano verso gli affetti (non condivido la loro scelta ma non li biasimo); dimostrando la pochezza e l’autostima di queste persone che sono ricche sulle spalle e il sudore degli altri, con risorse che altre regioni ( per non parlare di altri stati) si sognano; piace vincere facile? Quando avete soldi da sprecare e lo stato non chiude le fabbriche sentirsi e fare i superiori non è così difficile, giusto? (vedi lo schifo della FIAT a Torino)

Ora concludo con due semplici concetti: anche se le autorità sono sempre state abbastanza odiabili da un millennio nella nostra penisola, stavolta dicono la verità, anche un orologio rotto due volte al giorno segna l’ora esatta; l’altro concetto da bravo partenopeo è “e io speriamo che me la cavo.“

Chiedo scusa a chi con il titolo ho ingannato aspettandosi qualcosa di più altolocato e riflessivo trovandosi dinanzi uno sfogo.

 

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