Giovedì, 18 Agosto 2022 18:09

Come ogni giorno, al tramonto, una persona soleva recarsi in questi luoghi e iniziava a leggere un libro, narrando storie nuove e mai udite, racconti inediti, frutto dell’esperienza personale di vita.


RECENSIONE 

“I racconti della sera”, sono un chiaro esempio di come dal nulla, può uscir fuori una storia. 
Questo libro lo leggerei ad un bambino, prima di andare a letto. 
E quasi un intento pedagogico che affronta la penna dell’autore Faniello: insegna ai bambini come scacciare via la moderna tecnologia, come: Computer, cellulari, ecc…per dedicarsi a qualsiasi altra cosa, purché non perdano tempo con gli oggetti elettronici. I profumi di un epoca non troppo lontana, la ruralità dei paeselli di provincia, la vita contadina di persone umili che sono stati sopraffatti dalle moderne tecnologie. Insomma tutto ciò che un bambino moderno può e deve conoscere. 
Educativo, semplice, di facile lettura.


L’autore 

Domenico Faniello nato a Matera il 30 aprile 1975. Diplomato a pieni voti in ragioneria. L’ispirazione per scrivere “I racconti della sera” nasce dalle origini. La sua giovinezza vissuta nel ridente borgo La Martella, dove i valori come la ruralità e le condizioni contadine rappresentavano i fondamentali della vita quotidiana. Ha iniziato a scrivere da marzo 2018 ed ha partecipato a diversi Premi Letterari ed internazionali ottenendo importanti menzioni d’onore.

Autore: Domenico Faniello 
Editore: Lupi Editore 
Genere: Narrativa 
Pagine: 68 
Anno di pubblicazione: 2019 

 Lunedì 28 la presentazione del libro “La cattiva stella”. Il sindaco Pirozzi ed consigliere Michele Nuzzo: «La nostra attenzione per la cultura e le presentazioni dei libri è sempre altissima».

Il Comune di Santa Maria a Vico e l’associazione “Donare… è Amore” presenteranno, lunedì 28 gennaio alle ore 18.30 nella sala “Sant’Eugenio” del convento dei missionari Oblati di Maria Immacolata in piazza Aragona, il libro “La cattiva stella”, scritto da Annavera Viva (“Homo scrivens” edizioni).

Con l’autrice, discuteranno del testo il sindaco Andrea Pirozzi, l’assessore alle politiche sociali Veronica Biondo, il consigliere con delega alla cultura Michele Nuzzo, la dirigente scolastica dell’Istituto superiore “Majorana – Bachelet” Maria Giuseppa Sgambato, l’insegnante dell’istituto Carmela Ferrara e la scrittrice Maria Rosaria Ruotolo. Modererà la giornalista Emanuela Belcuore.

«L’attenzione per la cultura e per la presentazione dei libri – commentano il sindaco Pirozzi ed il consigliere Nuzzo – da parte nostra è altissima. Accogliamo sempre con favore scrittori non solo locali, per sensibilizzare alla cultura ed alla lettura di libri. Il libro, in una società come la nostra in continua evoluzione, deve mantenere il ruolo che ha sempre avuto e non può essere soppiantato da internet e dai social».

 

  1. Osvaldo cosa ci racconti di te, chi sei? Cosa fai nella vita?

Nella vita lavoro come programmatore sui computer. Anche se a conversare in un blog non si direbbe. Scrivo da una decina di anni, quasi per caso, invogliato da un'amica con cui ho condiviso il primo romanzo. Mi occupo di teatro. Scrivo sceneggiature per la compagnia teatrale del mio paese. Amo la montagna, il tennis. Amo la buona tavola. Ho molti amici che, insieme alla mia famiglia, sono la mia vita.

  1. In che situazione scrivi i tuoi libri? Di notte, di giorno... in una stanza in particolare... in viaggio?

I libri li scrivo soprattutto di sera. Prima di tutto per questioni di tempo. Durante il giorno lavoro. Metto la musica che penso si adatti a quello che sto descrivendo e abbandono il mondo per qualche oretta.

  1. Nel descrivere i vari personaggi delle tue storie ti sei mai ispirato a qualcuno?

Io penso che sempre nel descrivere i personaggi delle mie storie mi sono ispirato a persone conosciute. Possono essere persone amate o semisconosciute, che mi hanno colpito per qualcosa in particolare. Però la cosa non è voluta. Me ne accorgo rileggendo, ripensando a quello che ho scritto.

  1. Cosa ti ha dato l’ispirazione per la scrittura del libro?

Il mio primo romanzo, che amo in modo particolare, è nato dall'amore di Nadia per Siena. Nadia è la persona che mi ha convinto a provare a scrivere. Abbiamo scritto insieme questo romanzo, ambientato nella Siena del Medioevo, soprtattutto per il suo amore per la storia, che poi mi ha coinvolto. Nadia purtroppo oggi non può essere qui a commentare le mie parole. Studiando con lei il lontano 300 senese, visitando i posti descritti nel romanzo, compiendo ricerche su ricerche, ho iniziato a vedere un mondo passato, ma vivo, in cui fare muovere i nostri personaggi è stato un gioco molto molto piacevole.

  1. Raccontaci del tuo libro...

"L'ultimo volo dell'angelo" è un romanzo storico tinto di giallo. Racconta il medioevo di Siena all'interno dello spedale del Santa Maria della Scala. I personaggi principali sono i monaci che vivono nella struttura. In parallelo si racconta la vita di un fabbro di San Gimignano, felice con una moglie stupenda e una figlia meravigliosa. Sino a quando succede l'imprevedibile. Una disgrazia colpisce la sua famiglia. E la colpa è di un ricco signore di Siena. Da qui parte la vendetta del giovane che si interseca con la vita quotidiana all'interno dello spedale. Il lettore si trova di fronte ad enigmi tipici di un noir. Avvengono omicidi. Misfatti. E non se ne conosce l'autore. Sino alla fine. In pratica succede che...

  1. Preferisci essere pubblicato da una CE, oppure preferiresti rimanere indipendente?

Personalmente io ho pubblicato i miei primi due romanzi con la Curcio di Roma. Non una grossa casa editrice, ma discreta. L'aiuto che mi è stato offerto è stato davvero notevole, sia per l'edizione del romanzo, che per la diffusione. Per cui, non avendo molto tempo da dedicare alla edizione preferisco una buona casa editrice.

  1. Quante storie, romanzi, racconti, libri, e-book hai scritto finora?

Io ho scritto 3 romanzi, una decina di racconti, tutti pubblicati in antologie e una decina di sceneggiature teatrali.

  1. Quando hai incominciato a scrivere, eri sicuro di diventare scrittore?

Diventare scrittore è una frase importante. A me basta vedere sorridere o piangere o spaventarsi chi legge i mie scritti. Poi... se diventassi anche scrittore... Per davvero...

  1. Apriamo il tuo ultimo libro... troviamo i tuoi personaggi... ti va di raccontarci un personaggio, le sue espressioni, cosa rappresenta, come si comporta...

Il personaggio che adoro del mio romanzo è il fabbro (non ha un nome...). Prima di tutto perchè è la parte del romanzo che ho curato io. Ma a parte tutto, è la sua vita che mi ha preso. Mi sono messo nei suoi panni. Felice. Felicissimo. La gioia al massimo livello. E poi la disgrazia. L'odio. Sempre più forte. Da oscurare tutto e tutti. Sino ad azioni sconsiderate, oltre ogni limite umano. Mi ha davvero trascinato con lui. Sino alla fine. Tragica ma, secondo me, bellissima. Una divina commedia al contario: dal paradiso all'inferno.

  1. Lasciaci un pezzo estratto dai tuoi libri...

Caterina era davvero bellissima. La cascata dei riccioli biondi spiccava brillante contro il candore della veste e delle ali. Non sembrava avere paura. Teneva lo sguardo fermo, fisso in un punto lontano. L’espressione del suo viso, per quel che si riusciva a scorgere, era remota, distaccata. Quasi angelica, pensò con una stretta al cuore.

  1. Qual è il tuo pubblico ideale? A che lettore pensi quando scrivi?

Personalmente non penso a un pubblico in particolare. Certo so di non essere proprio vicino al gusto dei giovani. Ma molti di loro che hanno letto il mio romanzo mi hanno fatto sinceri complimenti. Come ho già detto - sicuramente è condizionato dallo scrivere per il teatro - scrivo per donare momenti pieni di emozioni a chiunque mi voglia leggere

  1. Prossimamente... cos’hai in programma?

In questo momento scrivo racconti per una "ragazza" un po' testarda ma con la quale vado veramente d'accordo. Scrivo per lei nel senso che partecipo alle sue antologie il cui ricavato è a scopo benefico, naturalmente. Continuo con le sceneggiature (ne ho fatta una anche per uno spettacolo di danza del ventre...). Purtroppo non riesco a trovare la concentrazione per affrontare un altro romanzo. Ma, prima o poi, andrò in pensione. Accidenti!

 

Annarita Faggioni cosa mi racconti di te? Sono una '90ina animata dalla passione per la scrittura e la letteratura. Ho trasformato questa mia passione in un lavoro da copywriter, in un blog letterario e in una collana editoriale. Spero, un giorno, di realizzare un sogno d'Oriente. Nel frattempo, scrivo. In che situazione ami scrivere i tuoi libri? Di notte, di giorno, in una stanza particolare, in un momento particolare della giornata, in viaggio? Da qualche mese c'è una stanza particolare, che è il mio studio, a casa. Lì si sviluppano sogni di carta tipo "Fantasìa" di Ende memoria. Se mi capita un'ispirazione di notte, segno sul blocco note qualcosa poi il giorno dopo la rielaboro. Per descrivere un personaggio X a chi ti sei riferita nella vita reale? Esiste o è frutto della tua fantasia? Se è frutto della tua fantasia, come li costruisci i discorsi ed i comportamenti di qualcuno che non è mai esistito? Ti appoggia a qualche tuo momento di razionalità? Nel romanzo specifico non ci sono riferimenti alla vita reale. Ci sono personaggi che nascono con una volontà tale che non li puoi fermare. Puoi solo ascoltarli. Altre volte, ci ragioni un po' su, oppure ti prepari almeno una scheda che ti dia la base per capire come reagirebbe quel personaggio in quella determinata situazione. Giusto per non avere poi gente schizofrenica. Mi faccio aiutare molto dalla musica giusta e da quelle che sono le emozioni del momento. Ciò che è buono e bello nella vita diventa personaggio, ciò che è brutto tendo a minimizzarlo solo come un comportamento, se mi ha fatto davvero male. Cosa ti ha dato principalmente l'ispirazione per la scrittura del libro? Allora, il racconto da cui nasce il romanzo aveva un tema bene/male che è stato seguito. Poi, la spinta orwelliana mi ha teso le braccia verso il distopico. Infine, un periodo di vita più vicina all'altra parte, per così dire, ha creato quello che poi è il libro. Parlaci del tuo "L'Ombra di Lyamnay". Vedi altri progetti per il futuro? "L'Ombra di Lyamnay", edito per la prima volta nel 2015, è in seconda edizione dal 2017, grazie a una bella collaborazione, che ci consente di pubblicare autori esordienti fuori mercato, ma meritevoli di trovare lettori. Il romanzo è una storia ricca di dettagli e dai personaggi che non mancheranno di sorprendervi. Si possono amare, oppure odiare. In ogni caso, qualcosa nel vostro cuore non potrà che aprirsi. Si scrive sempre, quindi c'è sempre qualche nuovo progetto nel cassetto. Questo libro, per esempio, ha ancora migliaia di strade da percorrere, in Italia e non solo. Scrivi sia per lavoro che come autrice. Qual è la differenza? Come copywriter, devo seguire quelli che sono gli obiettivi e la SEO, oltre alle esigenze del cliente e del suo utente. Da autrice, invece, posso far volare la mia fantasia. Sono due ambiti completamente diversi per me, due facce della stessa medaglia. Anzi, facciamo tre, considerato anche il sito letterario. Cosa sceglieresti tra essere pubblicata da una Casa Editrice o rimanere indipendente? Valuto da libro a libro. Per "L'Ombra di Lyamnay" gradirei restare indipendente, perché c'è un seguito. Per il thriller, invece, vorrei trovare la realtà editoriale giusta. Dipende molto dal libro e dal genere. Da dove nasce Skylhope? Skylhope nasce dal caffè Vittoria (scherzo). All'inizio si chiamava Chomsky, poi è diventato Skylhope come a dire "Cielo di speranza" per i suoi abitanti, come era nelle prime intenzioni quando John Reckon ideò la città in modellino per salvarla dai cambiamenti climatici. E Lyamnay? Da dove nasce? Lyamnay nasce come nome come anagramma di Mya Nayl. Nel secondo romanzo si spiega il rapporto tra le due, che è comunque conflittuale. Lyamnay nasceva, nel racconto, come la "Ribelle" che non accettava lo stato delle cose, quindi i sacrifici disumani che gli abitanti sono costretti a fare per restare in questa città- rifugio. Nel romanzo, passa dall'essere un'ombra oscura a...NIENTE SPOILER! Quando hai incominciato a scrivere? Eri sicura di diventare scrittrice? Io ho iniziato a nove anni e mezzo, ma non volevo diventare scrittrice. Per molto tempo ho pensato che non fosse nulla di che. Comunque, non ho mai pensato di diventare chissà quale scrittrice famosa. Ho iniziato perché mi piaceva farlo. Ho scoperto di diventare più consapevole a ogni passo. Ora mi sento un'autrice, con un passato e un futuro. Niente di "scrittrice Mondadori" insomma. Sono me e la letteratura è la mia vita. That's all. Come nasce la tua passione per la scrittura? Scrivere è una passione che mi porto dentro fin da bambina. Con il tempo, qualcosa è cresciuto dentro di me e non posso più farne a meno. Leggendo, guardando e scoprendo sempre cose nuove: così coltivo questa mia passione anche nel tempo libero. Raccontarsi: quanto di te c'è in questo nuovo libro? In realtà, di me c'è poco. Non c'è un personaggio che mi somiglia o qualcosa del genere. Sta di fatto che questo libro mi salvò la vita e che, ancora oggi, riesce a sorprendermi e a sorprendere il lettore. Ci sono tante riflessioni. Poi, come sempre, inconsapevolmente si racconta sempre un po' di sé. Raccontarsi, volente o dolente, fa parte di chi scrive. Raccontarsi per raccontare qualcosa che è nel lettore. Di solito, l'autore scrive solo la base: sta al lettore "dire la sua", con il suo carico di emozioni e vissuto. Qual è il tuo pubblico ideale? A che lettore pensi quando scrivi? Non penso a un pubblico specifico quando scrivo. Mi farebbe piacere trovare, però, un lettore che ami la novità, l'originalità, che non si accontenti della banalità. Non si accontenti della parola tirata con i denti. Che, curioso, vada a esplorare come un bambino in un bosco di fate. E che, come un bambino, mai si arrenda di fronte alle sfide più ardue. Sì, il mio lettore dovrebbe essere proprio così. Prossimamente... Cosa hai in programma? Io ho questo thriller su Milano in cerca di editore, poi passerò alla versione internazionale de "L'Ombra di Lyamnay", in modo che il seguito esca direttamente bilingue. A chi è dedicato il tuo libro? A Orwell, con le mie scuse più sincere... Noi tutti abbiamo un autore storico che ci entra nel cuore e fa volare la nostra fantasia facendo muovere la penna fino a crearne un romanzo tutto nostro! Tu hai qualche autore a cui attingi le tue ispirazioni? Io ho degli "zii", ovvero dei grandi autori che mi danno il buon esempio. Non so se mi ispirano, come Orwell, però penso a loro e mi sento a casa. La mia famiglia si sta allargando anche a gente d'oriente. Sicuramente: Leopardi, Blake, Wilde, Poe, Rodari, Penna, Pasolini, ecc.

Testimonianze, storie di vita, un messaggio di speranza e un reportage che parla al cuore di tutti. Questi i contenuti dell'incontro con la giornalista e videomaker siciliana Sefora Motta in programma venerdì 28 aprile alle ore 20 al Duel Village di Caserta. La reporter, appena rientrata dalla Tanzania, presenterà al pubblico alcuni cortometraggi girati in Africa e il libro 'Un cuore e i suoi piedi'. Un vero e proprio diario di viaggio che invita a riflettere sui temi essenziali della vita. Attraverso i volti e le storie dei protagonisti di queste pagine, l'autrice mette in luce infatti la ricchezza umana e spirituale di un popolo. Imprenditrice dal cuore missionario, come ama definirsi, e fondatrice dell'associazione 'Helpingpeopletosee' , un movimento che aiuta a vedere ciò che nessuno vuol vedere e a dare un volto agli invisibili, Sefora Motta terrà al Duel Village un incontro che mette insieme fede, associazionismo, terzo settore. Ma non solo. 'Ho lavorato soprattutto nel campo delle ONG (organizzazioni non governative) e del no- profit - racconta - come videoreporter e autrice di documentari umanitari. Ho viaggiato scomodamente, ho mangiato spartanamente, ho scattato foto in condizioni difficili, ho dormito in modesti alloggi mischiandomi fra la gente, assorbendo come una spugna costumi, atteggiamenti e sentimenti. Tutte queste esperienze mi hanno aiutato a simpatizzare con la mia fragilità e a crescere'. Un incontro imperdibile, rigorosamente ad ingresso gratuito, per affrontare temi di grande interesse con uno sguardo sensibile e una prospettiva etica diversa.

Sito Ufficiale: Sefora Motta

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