Lunedì, 10 Dicembre 2018 05:28

Bluff e Diktat

Pubblicato in Politica

 

Bluff o Scala Reale minima? Insomma, è vero che il Def e poi il Documento programmatico di bilancio, quest'ultimo soggetto a verifica da parte dei "divini" controllori di Bruxelles, nasconderebbero la nascita del famoso "Cigno Nero" partorito da menti occulte dell'attuale Governo bipartitico italiano? E poi: che cosa, come e a danno di chi stanno per scommettere i mercati? Contro o pro "The Italian Way-out"? Una partita di furbi e di incoscienti? Intanto, proviamo a leggere due delle carte scoperte rivelateci dai triumviri Salvini-Conte-Di Maio, che poi rappresentano altrettanti assi di diverso colore. Uno ha il seme di cuori, giocato per lenire le grandi sofferenze sociali, economiche e occupazionali di un Paese impoverito, rabbioso e incattivito, sacrificato alle ragioni della cinghia sempre più corta e opprimente dell'Austerity germanica e del suo Fiscal Compact avente forza costituzionale. Il suo significato si concentra tutto in una semplice cifra: l'aumento al 2,4 della spesa pubblica per un triennio. Più debito per spingere la crescita con finanza sussidiata, attraverso l'introduzione del reddito di cittadinanza, la revisione al ribasso della Legge Fornero e gli sgravi fiscali a Partite Iva e imprese. A occhio e croce, un ulteriore indebitamento per 150 miliardi di euro nel triennio. Il secondo clamoroso asso è rappresentato dal giro di vite sull'immigrazione illegale e sulla sicurezza, di cui Matteo Salvini è oramai il portabandiera agli occhi del resto del mondo.

Allo stesso tavolo dei nostri due supereroi di Lega e M5S siedono però altri giocatori, in grado di ottenere un'eclatante vittoria politico-finanziaria sui due neofiti apprendisti stregoni. E sono loro, impersonati collettivamente dalla Commissione di Bruxelles (una sorta di super comitato tecnico-giuridico composto da "divini" burocrati che siedono in permanenza nella capitale belga, al contrario del loro "datore di lavoro", il Consiglio Europeo) che, per un gioco di carte truccate, hanno servita fin dalla prima mano una scala reale massima, dovendo amministrare in prima persona il rispetto delle clausole dei Trattati europei, come Maastricht e l'Euro. Per cui chi sfora dal primo viene sanzionato, mentre solo con la benevolenza del più alto burocrate di loro, il governatore della Bce, si possono salvare dal fallimento stampando ulteriore moneta gli Stati membri (cioè, sempre noi in pratica) con maggiore indebitamento pubblico. Ma il poker in politica come nella vita reale è un gioco strano. Oggi, chi ha solo due assi scoperti, per il calcolo delle probabilità potrebbe sempre vincere una partita considerata già persa. Anche qui, in fondo, potrebbero essere state distribuite altrettanti carte vincenti.

La prima si chiama "default" che deve terrorizzare chiunque abbia un minimo di senno. L'Italia è quel macigno definito come "Too big-to fail!" (troppo grande per fallire) per cui, se saltassimo noi, l'impalcatura di Bruxelles e i lauti stipendi delle sue decine di migliaia di funzionari svanirebbero come neve al sole, assieme a parecchie centinaia di miliardi di investimenti esteri sui nostri titoli di Stato non più rimborsabili. La seconda, se possibile, è ancora peggiore: Salvini, strangolato dalle sanzioni e dalle punizioni apodittiche dei mercati invocherebbe la solidarietà di tutti i popoli dell'Europa, andando poi alla resa dei conti di maggio 2019 con un appeal e una forza straordinaria di trascinamento verso l'intero elettorato italiano e non solo. L'Europa e le sue astruse regole finirebbero in un immenso falò della Storia contemporanea, di cui al momento nessuno immagina gli esiti. Io non scommetterei, in questo caso, che la paura del fallimento economico possa prevalere sull'odio contro l'eurocrazia e il rigore germanico, consigliando a decine di milioni di elettori di restarsene a casa. Ecco perché gli attuali pokeristi farebbero bene fin d'ora a dividersi il piatto!

E, poi, ci sono le questioni dei Diktat e delle Facezie. Perché quando parla, che so, il Presidente della Commissione Ue con i suoi diktat si dice che le sue prese di posizione "non" influenzino l'ascesa dello spread nel lunapark delle Borse internazionali, mentre accade l'esatto contrario qualora si raccolgano i sussurri di un pressoché sconosciuto Presidente della Commissione Bilancio del Parlamento italiano? Invece di fare spallucce a questo nostro strambo Cartesio fuori tempo, che offre incautamente alla cronaca trash la sua debole voce dal sen fuggita (dicendo una banalità sudamericana, come quella che con una moneta nazionale si andrebbe alla spesa allegra a beneficio dei propri clientes, in verità depauperati da quei divini custodi dei Trattati europei), perché i mercati della finanza e dei cambi gridano alla rivelazione del "Cigno nero" dell'uscita dall'Euro, costringendo un Governo oberato da ben altri affanni a ovvie smentite? A parte che una simile scelta devastante non sta scritta nel "Contratto" Lega-M5S, quanti risparmiatori italiani sarebbero d'accordo a rinunciare in breve tempo alla metà del loro potere d'acquisto e del valore nominale attuale dei risparmi familiari? Per non considerare che, in tal caso, come ci predisse tempo fa il Financial Times, alla "Restaurazione" basterebbero 48h per rimettere a posto le cose con un colpo di mano.

La Storia, malgrado tutto, tende a ripetersi: come sette anni fa, anche oggi lo spread è il killer senza volto incaricato di giustiziare governi legittimi. In realtà, qui come altrove, la politica si fa dai bookmakers, dato che nessuno in verità sa a priori se siano più paganti (almeno per l'Italia del post-2008) le politiche germaniche di austerity o quelle keynesiane del deficit spending. Sì, certo, il famoso "Reddito di cittadinanza" assomiglia a un "elicopter money" (in cui su di una folla osannante cade una manna di banconote) e a un azzardo politico senza precedenti, visto che per imitare ad es. il modello tedesco ci vorrebbero degli Uffici di Collocamento perfettamente efficienti, in grado di racimolare offerte di lavoro pari almeno a tre volte il numero dei beneficiari del reddito. Ovvero, per cinque milioni di ipotetici aventi diritto questi (oggi inesistenti) prestigiatori dovrebbero inventarsi qualcosa come quindici milioni di offerte di lavoro! Ma ci sono delle conseguenze che, per chi come me è stato per decenni dirigente dello Stato, avrebbero ben altro impatto destabilizzante sulle spese correnti.

Ne cito solo tre: il reclutamento (part-time?) di centinaia di migliaia di nuovi burocrati per gestire le offerte di lavoro e applicare le sanzioni conseguenti alle violazioni di legge; l'enormità del nuovo volume di contenziosi in caso di recessione del diritto al sussidio; l'impossibilità di sovraintendere in qualsiasi modo alla così detta "spesa etica" dei soldi dell'assegno. Infatti: quali sarebbero lo strumento d'acquisto e le funzioni di controllo digitale? E con quanti controllori pubblici si intenderebbe vigilare sull'uso corretto dei soldi erogati tramite il reddito di cittadinanza? Con i tempi assurdi attuali, quanto tempo passerebbe tra la continuità del godimento del suddetto beneficio e la sua interruzione, conseguente al terzo rifiuto di accettare un lavoro da parte dell'assistito? Nel frattempo, quante inutili, immense risorse di denaro si sarebbero bruciate in corsi di formazione e mantenimento? Vi sembrerà strano, ma la stessa identica scommessa (perduta per l'Italia) riguarda l'università pubblica a prezzi politici, che è naufragata miseramente sia in una immensa fabbrica di posti di lavoro per insegnanti precari, sia nella demeritocrazia diffusa e nella conseguente fuga dal mercato della materia grigia nazionale dei migliori talenti laureati. Per risollevarsi da questa tragedia bisognerebbe abolire il titolo legale di studio e porre a regime un vero e proprio prestito d'onore per studiare nelle migliori università del mondo. Perché, poi, è assolutamente falso che "Uno vale Uno", dato che il pessimo non è uguale all'ottimo!

 

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