Lunedì, 16 Dicembre 2019 12:52

La dura Lex del caso di Lodi: quando a pagare le conseguenze sono i bambini

Pubblicato in Società

Gli italiani da una parte, gli stranieri dall’altra. Sembra di essere tornati indietro nel tempo, eppure le immagini di bimbi italiani e stranieri seduti in separate sedi a mensa o negli scuolabus hanno fatto il giro di tutti i media proprio recentemente. Per diverse settimane, infatti, più di duecento bambini residenti a Lodi non hanno mangiato in mensa o non hanno preso lo scuolabus, perché non potevano più permetterselo. Bambini divisi in due gruppi, italiani ed extracomunitari. Apartheid 2.0. Il caso è scoppiato solo recentemente ma in realtà la storia comincia nel 2017, quando la sindaca di Lodi Sara Casanova decide di modificare il regolamento per accedere alle prestazioni agevolate. Viene stabilito che, a partire da settembre 2018, i cittadini extracomunitari non potranno più autocertificare tramite l’ISEE la situazione patrimoniale all’estero: è necessario presentare un documento ufficiale rilasciato dai Paesi di origine e “legalizzato dall’autorità consolare italiana”. Per gli italiani tutto rimane invariato, mentre per gli stranieri la solita autocertificazione non basta più. Eppure, esiste un decreto della presidenza del consiglio dei ministri del 2013 secondo cui l’autocertificazione è valida sia per italiani che per stranieri, senza distinzione. Per alcune famiglie è stato impossibile reperire documentazioni che nei proprio paesi di origine non sono neppure previste. 316 famiglie senza quel documento, sono state così inserite automaticamente nella fascia Isee piu' alta. Da 2 euro, la mensa ora ne costa 5 mentre lo scuolabus passa dai 90 ai 210 euro trimestrali. La Casanova offre anche una “valida” soluzione al problema: o si mangia a casa o si va a scuola a piedi, in bici. Per una Lodi più sostenibile, giustamente. Ed effettivamente è ciò che qualcuno è stato costretto a fare. Razzismo legalizzato, per qualcuno. Dura lex sed lex, per altri. La decisione del primo cittadino, però, non ha trovato un totale riscontro e gradimento da parte di chi Lodi la vive ogni giorno: 12 ore di presidio in piazza Broletto ad opera del Coordinamento Uguali Doveri nato da un insieme di associazioni, politici e privati cittadini, più l’avvio di una raccolta fondi, sono riusciti a far tornare alcuni dei bambini esclusi al loro solito posto in mensa o sugli autobus. In 48 ore sono stati raggiunti 60 mila euro che basteranno almeno fino a Natale. Prima di risolvere del tutto la situazione ci vorrà però del tempo. Sono ancora molti, infatti, i genitori che non sanno di questi fondi e continuano a portare i figli a casa nella pausa pranzo. Intanto l'Asgi - associazione studi giuridici sull'immigrazione - ha presentato un ricorso per chiedere la sospensione del provvedimento incriminato. In caso contrario potrebbe partire una seconda raccolta fondi. Anche il mondo politico si divide sulla questione: da un lato la sindaca riceve il sostegno di Matteo Salvini, dall’altro emerge la distanza di Luigi Di Maio secondo cui i bambini "vengono prima di tutto". Ad ogni modo il Regolamento rimane in vigore perché - dice la sindaca - “la legge deve sempre valere per tutti", in virtù di un principio di “equità che vuole mettere italiani e stranieri nella stessa condizione di partenza per dimostrare redditi e beni posseduti". Il limite tra giusto o sbagliato, normale o anormale, purtroppo, è sempre troppo labile, indefinito. Soprattutto quando a pagarne le conseguenze sono i bambini. E, a volte, nemmeno la legge può ristabilire certi equilibri.

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